giovedì 22 gennaio 2026

L'elefantino berninino in Piazza della Minerva

© Photo by Massimo Gaudio

Gian Lorenzo Bernini, L'elefantino di piazza della Minerva

A pochi passi dal Pantheon nel rione Pigna, si trova piazza della Minerva e al centro di essa è collocata un'opera progettata da Gian Lorenzo Bernini: L'elefantino di piazza della Minerva, realizzata nel 1667 dallo scultore Ercole Ferrata su disegno del suo maestro.
Tutto inizia dal volere di Papa Alessandro VII della famiglia dei Chigi, che decise di far erigere l'obelisco nella piazza antistante la chiesa della Minerva e per questo progetto molti architetti si proposero con vari progetti. Anche un domenicano, padre Domenico Paglia propose un suo progetto, ma venne bocciato. Il pontefice chiese così al Bernini di presentargli vari progetti e tra i ben dieci diversi progetti proposti da lui e la sua bottega, Alessandro VII scelse quello dell'elefantino che tiene sul dorso l'obelisco. Il progetto fu critico dei domenicani, forse anche di padre Paglia, perché secondo loro il progetto berniniano era contro natura, ovvero che le zampe dell'elefantino da sole non avrebbero potuto sopportare il peso dell'obelisco. Poiché anche il papa supportò la tesi dei domenicani, Bernini si vide costretto a inserire sotto il ventre dell'elefantino un cubo di pietra a sostegno di tutta l'opera. Nella realizzazione tentò di coprire il cubo con una gualdrappa fino al basamento ma non fu sufficiente e alla fine l'opera risulta appesantita e un po' goffa, tanto che i romani cominciarono a chiamarlo il "Porcino della Minerva", divenuto più tardi "purcino" che in dialetto significa "pulcino" e quindi "Pulcino della Minerva". Bernini forse per vendicarsi dei domenicani, disegnò l'elefante con le terga volte al convento e con la proboscide e la coda che ne accentuarono, con la loro posizione, l'intenzione irriverente e offensiva.
L'obelisco egizio è uno dei nove che si trovano a Roma e in origine si trovava nel tempio di Iside in Campo Marzio. Risalente al VI secolo a.C. è in granito rosa con geroglifici sui quattro lati e ha un'altezza di 5,47 metri. Venne rinvenuto dai domenicani nel loro giardino due anni prima della realizzazione dell'elefantino.




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Massimo

martedì 20 gennaio 2026

Fontana della Terrina

© Photo by Massimo Gaudio

Fontana della Terrina


Giacomo della Porta è stato uno degli scultori e architetti più attivi a Roma. Autore di molte fontane disseminate sul territorio capitolino, ce n'è una che, suo malgrado, ha assunto un aspetto un po' bizzarro.
Nel rione Parione, in piazza della Chiesa Nuova su corso Vittorio Emanuele II, si trova la Fontana della Terrina, chiamata così per il suo aspetto che non lascia spazio ad altre interpretazioni. In origine però, il suo aspetto non era questo e non era questa neanche la sua collocazione, infatti si trovava al centro di piazza Campo de' Fiori, da dove nel 1889 fu smontata per fare spazio al monumento a Giordano Bruno. Giacomo della Porta realizzò tra il 1590 e il 1595 soltanto la vasca marmorea a pianta ovale, collocandola al centro di un bacino più basso rispetto al piano strada per via della scarsa pressione dell'acquedotto dell'Acqua Vergine. A Campo de' Fiori c'è sempre stato il mercato e questo causava inevitabilmente una produzione di rifiuti di vario genere che purtroppo finivano anche all'interno della fontana, quindi si decise nel 1622 di sovrapporre alla vasca un enorme coperchio in travertino modificando il suo aspetto tanto da guadagnarsi l'appellativo popolare di "Terrina".
L'attuale collocazione risale al 1924 a seguito degli interventi urbanistici agli inizi del XX secolo che coinvolsero Roma. Venne mantenuta una collocazione più bassa rispetto al piano di calpestio come quella originale, all'interno di un bacino a pianta quadrangolare, che divenne rettangolare nel 1998 con l'allungamento delle rampe poste sui lati corti durante la sistemazione della piazza.











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Massimo

lunedì 19 gennaio 2026

Salita dei Borgia

© Photo by Massimo Gaudio

Salita dei Borgia


All'interno del primo rione di Roma ovvero il Rione Monti, si trova una scalinata che evoca sensazioni medievali grazie al Palazzo che sovrasta Via San Francesco di Paola appartenuto ai Borgia, da qui il nome Salita o Scalinata dei Borgia. Il Palazzo che si trova tra Via Cavour e Piazza San Pietro in Vincoli, risale addirittura al XIII secolo ma nel corso del trascorrere del tempo ha subito influenze architettoniche rinascimentali e cinquecentesche. Sopra l'arco si trova un grazioso balcone del XVI sec. che prende il nome da Vannozza Cattanei, una delle amanti di papa Alessandro VI Borgia, una nobildonna mantovana molto scaltra negli affari che gli diede quattro figli: Cesare, Lucrezia, Giovanni e Goffredo.
La scalinata è legata anche alla Roma antica e più precisamente nel 535 a.C. Chiamato in tempi lontani Vicus Sceleratus, si narra che in quel giorno il sesto re di Roma Servio Tullio venne spinto giù dalle scale della Curia dal genero Lucio Tarquinio, questi ferito si trascinò fino al luogo vicino alla scalinata. In quel momento la figlia del re Tullia Minore passando di lì vide il padre in fin di vita e senza tanti scrupoli lo finì passando sopra il suo corpo più volte con un carro.







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Massimo

venerdì 16 gennaio 2026

Porta Esquilina o Arco di Gallieno

 © Photo by Massimo Gaudio


Porta Esquilina o Arco di Gallieno

Le origini della Porta Esquilina che si trova nell'omonimo rione di Roma, risalgono al periodo repubblicano e faceva parte delle Mura serviane risalenti al VI secolo a.C., fatte costruire dal re di Roma Tarquinio Prisco per la difesa della città. Quella che in origine era costruita in blocchi di tufo, fu trasformata dall'imperatore Augusto in quella che vediamo oggi, costruita interamente in travertino e monumentalizzata. Due secoli e mezzo più tardi un prefetto di Roma, tale Marco Aurelio Vittore, devoto al suo imperatore, in occasione di un restauro fece incidere un'iscrizione ancora visibile dedicata a Gallieno e sua moglie Cornelia Salonina. Essa recita:


GALLIENO CLEMENTISSIMO PRINCIPI CVIVS INVICTA VIRTVS SOLA
PIETATE SVPERATA EST ET SALONINAE SANCTISSIMAE AVG
AVRELIVS VICTOR V E DICATISSIMVS NVMINI MAIESTATIQVE EORVM

A GALLIENO, CLEMENTISSIMO PRINCIPE, IL VALORE INVITTO DEL QUALE FU SUPERATO SOLO DALLA SUA RELIGIOSITA' E A SALONINA, VIRTUOSISSIMA AUGUSTA.
AURELIO VITTORE, UOMO EGREGIO, DEVOTISSIMO AGLI DEI E ALLA LORO MAESTA'


Sul lato opposto dell'arco, è visibile sopra il capitello di sinistra la scritta con il nome di Gallieno (vedi foto).
L'Arco di Gallieno aveva due fornici laterali abbattute a metà del XV secolo per la costruzione della chiesa dedicata ai santi Vito e Modesto, attualmente addossata su un lato dell'arco. Lo stesso si è reso partecipe di un altro evento, quello in cui furono appese sotto di esso, le chiavi della Porta Salicicchia di Viterbo come segno di sottomissione della città a nord di Roma avvenuta nel XIII secolo e rimaste lì fino al 1825.



La scritta sul capitello riporta il nome di Gallieno


GALLIENO CLEMENTISSIMO PRINCIPI CVIVS INVICTA VIRTVS SOLA
PIETATE SVPERATA EST ET SALONINAE SANCTISSIMAE AVG
AVRELIVS VICTOR V E DICATISSIMVS NVMINI MAIESTATIQVE EORVM





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Massimo

giovedì 15 gennaio 2026

Piazza di Pietra e il Tempio di Adriano

© Photo by Massimo Gaudio

Piazza di Pietra

C'è un percorso turistico nel centro di Roma che collega la Fontana di Trevi con il Pantheon. A metà di questo percorso si entra in Piazza di Pietra nel rione Colonna dove le maestose colonne del Tempio di Adriano impongono la loro presenza. Il tempio fu eretto dall'imperatore Antonino Pio nel 145 d.C. in memoria del padre Adriano. Secondo la tradizione popolare, il nome Piazza di Pietra molto probabilmente deriva dalle enormi pietre che compongono il colonnato della cui struttura originaria rimangono a vista 11 delle 13 colonne. Per quanto riguarda il resto del tempio, nel 1695 l’architetto Carlo Fontana e suo figlio Francesco iniziarono la sua trasformazione per farlo diventare la sede della Dogana delle Merci di Terra. Nel 1879 a opera dell'architetto Virginio Vespignani, l'edificio subì una nuova trasformazione diventando così prima la sede della Borsa Valori e poi la Camera di Commercio di Roma. Sulla piazza oltre alle attività commerciali, si affacciano due palazzi che meritano di essere nominati: Palazzo Ferrini Cini (verso il Pantheon) e il Collegio dei Bergamaschi (verso Fontana di Trevi).


Tempio di Adriano






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Massimo

mercoledì 14 gennaio 2026

Fontana della Navicella

© Photo by Massimo Gaudio

Fontana della Navicella

Nel rione Celio a pochi passi dal Colosseo, si trova piazza della Navicella dove si affaccia la basilica di Santa Maria in Domnica, detta anche "in navicula" e dove trova collocazione la Fontana della Navicella. La cronaca riferisce che già dagli ultimi anni del Quattrocento, la piazza assunse questa denominazione per via di una precedente scultura raffigurante una galera romana risalente all'epoca romana, andata persa nel Medioevo e ritrovata in pezzi nelle vicinanze della basilica.
Fu papa Leone X nel 1518 a dare l'incarico di realizzarne una copia ad Andrea Sansovino, che pochi anni prima aveva curato il restauro della vicina basilica.
La navicella è in marmo bianco ed è stata posta sopra un basamento in travertino che riporta, in corrispondenza della poppa e della prua, lo stemma dei Medici. Il basamento si trova all'interno di un basso bacino di forma ellittica dove è stato realizzato un mosaico in ciottoli di fiume decorato con figure di pesci e imbarcazioni. Quest'ultimo fu costruito nel 1931 a seguito di lavori di ampliamento stradale che in sostanza modificò l'originale orientamento che vedeva la scultura collocata con la prua rivolta verso il portico della basilica.
Nel 2005, come purtroppo accade spesso, anche questa opera subì un grave atto vandalico che provocò il distacco di alcune parti della prua che per fortuna furono recuperate e assemblate nuovamente.










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Massimo

martedì 13 gennaio 2026

Il Colosseo nel 1987

© Photo by Massimo Gaudio

Colosseo o Anfiteatro Flavio


Il Colosseo è uno tra i monumenti più conosciuti al mondo. Negli ultimi anni, c'è stato un forte aumento di turisti che ogni giorno visitano l'anfiteatro e in più i lavori per la costruzione della fermata della Metro C ultimamente non hanno migliorano le cose. Consoliamoci con le foto di questo articolo che lo hanno immortalato nel 1987, quando per accedere al Colosseo non c'erano tutti i controlli di oggi e non c'erano le recinzioni che lo circondano attualmente. Si poteva circolare con la propria automobile e c'erano le botticelle (carrozzelle romane) che accompagnano i turisti in giro per la città, inoltre pensate che per visitarlo non si pagava il biglietto d'ingresso.
Il Colosseo, anche noto come Anfiteatro Flavio, è il monumento più famoso di Roma e rappresenta il primo e il più grande anfiteatro stabile in muratura del mondo. Costruito tra il 70/71 d.C. e l'81 d.C. sotto l'imperatore Tito Flavio Vespasiano, è stato inaugurato nell'80 d.C. da suo figlio Tito.
Fu costruito sui resti della Domus Aurea di Nerone, un'area che era stata devastata da un incendio nel 64 d.C. L'anfiteatro poteva ospitare fino a 50.000 spettatori e veniva utilizzato per spettacoli di gladiatori, cacce e altri eventi pubblici.
I sotterranei del Colosseo, realizzati da Domiziano, erano un complesso sistema di gallerie e stanze utilizzate per gli spettacoli. Qui si trovavano vani per le bestie, i condannati a morte, i gladiatori e le macchine di scena.









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Massimo

Borgo Pio nel cuore del Rione Borgo

© Photo by Massimo Gaudio

Borgo Pio

Borgo è il quattordicesimo Rione di Roma. Nella parte più antica si trova Borgo Pio, una lunga strada che da via di Porta Castello si estende fino all'ingresso dello Stato Pontificio che si trova in via di Porta Angelica. Il suo nome si deve a papa Pio IV che la istituì il 5 dicembre del 1565 attraverso la bolla (una comunicazione ufficiale con tanto di sigillo papale) Erectionis civitatis Piae prope arcem Sancti Angeli che significa Erezione della città Pia vicino alla cittadella del Santo Angelo. Purtroppo Pio IV non riuscì a terminare, cosa che invece fece papa Gregorio XIII nel 1580. Borgo Pio è una strada di passaggio per molti turisti con molte attività commerciali che si confondono molto bene con la storia di Borgo presente lungo tutto il suo percorso.

Con alle spalle la Fontana delle Palle di Cannone su via di Porta Castello e guardando in lontananza, si riesce a scorgere l'accesso al Vaticano e dopo aver goduto della simpatia dei lavori dello street artist romano Maupal che ci accompagnano per buona parte del percorso, si arriva alla Fontana dell'Acqua Marcia, chiamata così per via dell'iscrizione sopra l'unica cannella, collocata tra due palazzi ricoperti di vegetazione. Andando più avanti e alzando lo sguardo verso l'alto si può vedere all'angolo con vicolo del Campanile una Madonnella formata da una edicola in stile barocco con al suo interno un affresco del '700 raffigurante la Vergine col Bambino. Se portiamo lo sguardo verso il basso ci accorgiamo di una strana impronta circolare sul muro. Si tratta della misura per la forma della pagnotta, che secondo la tradizione, fu fatta mettere lì da un papa (non si sa chi) che si era stancato di sentire le lamentele della gente perché a parità di costo la dimensione della pagnotta pian piano veniva ridotta dai fornai.


Borgo Pio

Borgo Pio

Fontana dell'Acqua Marcia


Una delle opere di Maupal

Una delle opere di Maupal

Una delle opere di Maupal e a sinistra la forma per pagnotte

La forma per pagnotte

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Massimo

lunedì 12 gennaio 2026

Fontana dell'Acqua Felice o del Mosè

© Photo by Massimo Gaudio

Fontana dell'Acqua Felice o del Mosè 

Nel rione Castro Pretorio, in Piazza san Bernardo all'angolo con Via XX Settembre sorge la Fontana dell'Acqua Felice o più comunemente la Fontana del Mosè. 
La fontana fu eretta tra il 1585 e il 1589 quale mostra terminale dell’acquedotto Felice, voluto da papa Sisto V, al secolo Felice Peretti, da cui prese il nome. Egli subito dopo essere stato nominato Papa, acquistò i terreni dove si trovava il tratto finale dell'acquedotto Alessandrino, realizzato dall'imperatore Alessandro Severo nel III secolo d.C. che per l'occasione fu ripristinato. 

Il pontefice affidò l'incarico all'architetto Giovanni Fontana, fratello del più celebre Domenico. La mostra monumentale a tre fornici chiusi e scanditi da quattro colonne di marmo colorato poste su alti basamenti segnano le aperture di tre grandi nicchie: in quello centrale è collocata la colossale statua del Mosè opera iniziata da Prospero Antichi e terminata da Leonardo Sormani. Nelle grandi nicchie laterali si trovano gli altorilievi che illustrano episodi biblici relativi ad Aronne (a sinistra) con le sculture di Gian Battista della Porta, e a Gedeone (destra) con le sculture di Pietro Paolo Olivieri e Flaminio Vacca. Le colonne reggono l'architrave su cui posa l'attico sormontato da un'edicola contenente lo stemma papale sorretto da due angeli e affiancato da due piccoli obelischi. Ai piedi dei basamenti delle colonne si trovano quattro leoni stilizzati all'egiziana che gettano acqua dalla bocca in tre vasche rettangolari adiacenti. La fontana è cinta alla base da una balaustra in travertino, realizzata in precedenza da Pio IV per il cortile del Belvedere in Vaticano.



Mosè

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Massimo

L'elefantino berninino in Piazza della Minerva

© Photo by Massimo Gaudio Gian Lorenzo Bernini, L'elefantino di piazza della Minerva A pochi passi dal Pantheon nel rione Pigna, si trov...